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Editoriale: Cosmopolis, il “grande” escluso dalla corsa agli Oscar/Cosmopolis, the “great” left out of the Oscar race

by on feb.28, 2013, under approfondimento in-depth article leading article editorial editoriale, Cosmopolis, movies/film, Robert Pattinson

di @fearlessmore

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Forse , e senza esagerazioni, uno dei film più recensiti della storia del cinema, Cosmopolis di David Cronenberg ha fatto discutere prima e dopo il 65° Festival di Cannes, prima e dopo l’uscita in sala, prima e dopo gli Oscar e  prima e dopo l’uscita in home-video nei vari paesi.

Molto atteso a Cannes, un’aura di curiosità quasi morbosa avvolgeva l’affascinante e “strana” coppia composta da David Cronenberg e Robert Pattinson…uno, maestro della regia, padre del “body horror” e regista totalmente fuori dagli schemi e dai meccanismi hollywoodiani, e l’altro, attore all’apice di un successo hollywoodiano tanto esplosivo quanto inaspettato, protagonista della Saga di Twilight, campione d’incassi in tutto il mondo.

La “strana coppia” appare affiatatissima ed entusiasta della collaborazione reciproca. Cronenberg difende a spada tratta la sua scelta di casting e si profonde in lodi per Rob, come attore e come persona. Il disarmante sorriso del regista, la sua ironia e la sua determinazione non lasciano il fianco scoperto agli strali delle critiche e rassicurano i suoi fedeli estimatori, dubbiosi sulla scelta di un attore commerciale come Robert Pattinson, di cui sembra noto solo il pallore e il ruolo di Vampiro…

Cannes li accoglie, ma non li premia. la critica è divisa a metà, il pubblico anche.

Alla critica più ovvia, quella sull’incomprensibilità del film, Cronenberg serafico ribatte che il suo compito è quello di “mostrare”, attraverso immagini e parole, non quello di “spiegare”.

L’esordio a Cannes non basta a garantire un box office soddisfacente. Il film in America incassa solo $763,556 in 7 settimane di programmazione (la prima settimana in 3 sale e, successivamente, in 65); In totale negli altri paesi incassa  $5,300,000, con i maggiori introiti in Francia e in Italia.

Molti sono gli elementi che sono entrati in gioco nel risultato: La fama di Cronenberg come regista di “nicchia” e fuori dagli schemi hollywodiani;le recensioni molto discordanti tra loro; la difficoltà economica di imbastire una strategia pubblicitaria di grande richiamo; una distribuzione che, sicuramente in Italia, non si è preoccupata di promuovere il film; la struttura stessa del film, che richiedeva uno sforzo intellettivo e di concentrazione non indifferente da parte dello spettatore.

Poi, a fine agosto,  qualche voce significativa ha dato il via ad un cambio di tendenza e la percentuale di giudizi ha cominciato a cambiare, aprendo la strada ad una seconda ondata di recensioni – o di riflessioni…? – che sovvertivano le considerazioni un po’ superficiali che erano state fatte in prima battuta…anche la lunghezza delle recensioni  cambia…se qualcuno se l’era cavata addirittura con un misero tweet, adesso diventava un “piacevole” incubo per noi affrontare una traduzione, sia per la sua lunghezza, che per il linguaggio “intellettual/filosofico/aulico” che taluni critici  improvvisamente si degnavano di concedergli.

Tanto per cronaca, rispolveriamo alcune di quelle che ci hanno consolato della delusione del box office:

Oh, al diavolo: “Brillante”. Cosmopolis è sicuramente un film brillante, ricco di tutto il significato e qualità, che noi chiamiamo “cinematografiche”, che si possano desiderare, presentate in un modo così apparentemente semplice che non si può che parlare di genio .“(Nick Newman per The Film Stage )

“In generale il successo del film poggia sulle spalle di Robert Pattinson, e lui è una meraviglia completa in questo ruolo.” ( Andrew Kasch per Dread Central)

“Cosmopolis: “Duro come il diamante e accecantemente brillante” ( Budd Wilkins per Slant Magazine)

“ Cosmopolis ”è quasi certamente una  sorta di capolavoro…Nel suo cuore, “Cosmopolis” è una commedia molto mordente” (Glenn Kenny, redattore capo di Msn Movies)

“Pattinson offre una performance volutamente artificiosa, ma nessuno potrà uscire dalla sala pensando che non sa recitare.” (Matt Goldberg per Collider)

..e potrei citarne molte altre…

Ma l’asimmetria sembra essere una costante in Cosmopolis…c’è qualcosa di profondamente asimmetrico nell’evoluzione di questo film e un’asincronia tra  occasioni di riconoscimenti (stagione dei premi) e risonanza di critiche positive, che sarebbe stato difficile progettare così efficacemente a tavolino…

E’ stata una ben ricca stagione di premi, questa, ma Cosmopolis è stato il grande dimenticato.

Non riesco a credere che sto dicendo questo“, scrive Matt Prigge nel suo articolo sul philadelphiaweekly.com, riguardo alle candidature agli Oscar di quest’anno, “ma Robert Pattinson è stato derubato per Cosmopolis...”

Ora,passato il clamore degli Oscar, un’altra voce si alza a lamentare l’assenza  alla grande kermesse:

Elijah Siegler, nel suo articolo su blog.oup.com (che trovate interamente tradotto qui) spiega il motivo che avrebbe negato a Cosmopolis una qualsiasi candidatura agli Oscar.

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In sintesi, La filmografia di Cronenberg, rifiutando il tema prediletto di Hollywood della battaglia tra il bene e il male, nega ai suoi film quel finale “redentore” e di “elevazione spirituale” che li renderebbe papabili.

Sappiamo ormai bene, dopo le tante interviste che il regista canadese ha rilasciato, quanto lui creda fermamente che il suo unico compito sia quello di “raccontare”  storie, di mostrarle come esse sono, di farsene ciò semplice portatore. Egli non si erge a giudice, non suggerisce una morale, né forza una redenzione e, tantomeno, ne da una spiegazione.

Spirito libero e disincantato, occhio lucido e spietato, Cronenberg non cerca di portare a sé lo spettatore, non lo guida e non lo ammaestra, anzi, lo lascia nel caos perché nel caos cerchi la strada alla personale comprensione.

Niente che rientri nella rassicurante tradizione, quindi…niente di cui possano tracciarsi i confini, niente che possa esser catalogato in un genere preciso.

Nessuna lacrima, o rimorso, o espiazione…nessuna dramma che inchiodi alla poltrona con il cuore in tumulto, in attesa di un finale lieto o ancor più tragico. Nessuna pietà per l’ “eroe”, né amore, né odio. Nessuna parabola catartica.

Calma piatta. E poi la beffa (Hollywood non deve avergliela perdonata!)…Cronenberg ci nega la scena finale! Ci nega quel colpo di pistola, quell’esplosione, quella scena madre che avrebbe chiuso il cerchio, facendoci ragionevolmente saltare sulla sedia, suscitandoci una rassicurante pietà per quel protagonista freddo e distaccato…ci avrebbe dato, insomma, una certa sua visione morale, quel “giustizia è fatta”, senza la quale il film perde, a quanto pare, la sua funzione educatrice.

Erano troppo belli” ha detto Cronenberg sornione, quando gli è stato chiesto perché abbia omesso la parte finale del libro , “sarebbe stato un  un peccato…

L’Academy non è pronta ad accettare l’”indefinito”? Cronenberg non sembra preoccuparsene più di tanto – come dice in un’intervista a Total Film Magazine- e Rob, sorriso sulle labbra e voglia di andare avanti, prosegue dritto per la sua strada. Chissà che non incontri “Oscar”…

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by @fearlessmore

Perhaps, without exaggeration, one of the most  reviewed films in the history of cinema, David Cronenberg’s Cosmopolis roused discussions before and after the 65th Cannes Film Festival, before and after the theatrical release, before and after the Oscars and before and after the  home-video release in different countries.

Much expected in Cannes, an obsessive curiosity enveloped the fascinating and “strange” couple : David Cronenberg and Robert Pattinson … the first, master of directing, father of the “body horror”, a director totally outside the patterns and  Hollywood mechanisms and the latter, an actor at the  top  of  Hollywood success,  so explosive and unexpected, the star of the Twilight series, a worldwide blockbuster.

The “odd couple” looks very close and enthusiastic about their mutual cooperation. Cronenberg fiercely defends his choice of casting and lavishes praise for Rob as an actor and as a person. The disarming smile of the director, his irony and his determination don’t leave himself open to harsh criticism and reassure his loyal fans, doubtful about choosing a commercial actor like Robert Pattinson,  mainly known for his role of pale vampire …

Cannes welcomes them, but without any reward. Critics are split in half,and  the audience too.

To the most obvious criticism, about film obscurity, a seraphic Cronemberg comments his duty is “to show”, through images and words, not “to explain”.

Cannes debut is not enough to ensure a satisfactory box office. The film in America cashes in  only $ 763.556 in seven weeks  (the first week in 3 theatres and,afterwards in 65), totally in the other countries  it cashes in $ 5,300,000 , mainly in France and Italy.

There are many elements playing for the final result: Cronenberg’s reputation as a “niche” director, out of hollywood conventional patterns; the discording reviews;  the economic difficulties of building up a great advertising strategy ; a distribution , certainly in  Italy,  not caring for promoting the film; the  structure of the film itself, which requires a strong intellectual effort and concentration  of the viewer.

Then, late in  August, some significant voices started off inverting the trend and changing the percentage of evaluations , paving the way for a second wave of reviews – or reflections …? – which at times subverted the previous considerations  … the length of the reviews  changes …  a short tweet about the film turns now into  an endless, “pleasant” nightmare for us to translate, both for its length and its  “intellectually / philosophical / refined” language .

Just for the record, here are some quotes from those reviews :

Oh, hell: “Brilliant.” Cosmopolis is certainly a brilliant film, one filled with all the subtext and qualities we call “cinematic” that you could ask for, but it presents this in a manner so deceptively simple it can only feel like genius. “(Nick Newman for The Film Stage)

By and large the film’s success rests on the shoulders of Robert Pattinson, and he is a complete marvel in the role.” (Andrew Kasch for  Dread Central)

Cosmopolis is “diamond-hard and dazzlingly brilliant “(Budd Wilkins for Slant Magazine)

Cosmopolis is almost certainly some kind of masterpiece … At its heart, Cosmopolis is a very mordant comedy “(Glenn Kenny, chief editor of Msn Movies)

“Pattinson gives an intentionally stilted performance, but no one will be able to walk away from this movie thinking he can’t act. ” (Matt Goldberg for Collider)

.. And so on …

But  asymmetry seems to be a constant in Cosmopolis … there is something deeply asymmetric in its ongoing and in the asynchrony between opportunity of awards (awards season) and resonance of positive reviews… it would have been difficult to plan it beforehand …

It ‘was a very rich awards season, but Cosmopolis wasn’t there.

“I can’t believe I’m saying this,”  Matt Prigge writes in his article on philadelphiaweekly.com, about this year Oscar nominations , “but Robert Pattinson wuz robbed-for Cosmopolis …”

Now, after the hype of the Oscars, another voice rises to lament its absence :

Elijah Siegler, in his article on blog.oup.com ,explains why it was denied any Oscar nomination.

In summary, Cronenberg’s filmography, refusing Hollywood  favorite theme of  the battle between good and evil, doesn’t grant his films the “final redemption” and the “catharsis” which would make them eligible candidates.

We know well by now, after the several interviews  the Canadian director gave,  he firmly believes  his only duty is  “telling” stories,  showing them as they are, as a pure and simple herald. He doesn’t play at a judge, does not suggest a moral, nor  a redemption or an explanation.

Endowed with a free and disillusioned spirit , clear and sharp eyed , Cronenberg does not force the viewer to follow him, on the contrary he leaves him floating in the chaos, so that in that  chaos the viewer  finds out his personal understanding.

Well away from  the reassuring tradition, it’s impossible to draw any line or to list this film in a specific genre.

No tears, or remorse, or expiation … no drama nailing you at the chair with  pounding heart, waiting for a happy  or even more tragic ending. No mercy for the ‘”hero”,no love or hate. No cathartic evolution.

Dead calm. And then the joke! (Hollywood wouldn’t forgive it, I think..) … Cronenberg denies us the ending! He takes off the gunshot, the explosion, that crucial scene  that  would come full circle, making us reasonably jumping on the chair and arousing a reassuring pity for the  cold and detached “hero”… he would give us, therefore, a sort of moral vision , something like “Justice is served”, without which the film loses, apparently, its educational function.

“They were too beautiful,” a sly Cronenberg said, when he was asked about the  omission of DeLillo’s ending of the book, “It would be a shame …”

Is  the Academy  ready to accept the “undefined”? Cronenberg does not seem to worry about it- as he says in his interview with Total Film Magazine-and Rob smiles and looks forward to his future, going straight on his way. Who knows…maybe he will meet “Oscar” …

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4 Commenti per questo articolo

  • patrizia

    riflessione interessante e totalmente condivisa:Cosmopolis e’ un film troppo complesso per quelli dell’Academy,lascia troppi dubbi insoluti e il cattivo non viene punito,come,invece,richiede l’etica dei films hollywoodiani:peccato!….credo che Rob meritasse almeno una nomination..ma noi non disperiamo ed attendiamo fiduciose…….

  • ellevi

    Già….mooooolto fiduciose!! ;)

    P.s.:grazie fearlessmore, ci offri sempre spunti interessanti di riflessione :)

  • babalina

    Come ho scritto in un altro post Cronenberg e’ un regista fuori dagli schemi dell’accademy, ancora troppo perbenista e attaccata al politicamente corretto, fino a quando l’academy non aprirà la sua visione di cinema ad altre tematiche credo che Cronenberg e a sua volta robert troveranno spazio per un Oscar . Posso anche sbagliarmi, ma………

  • becauseofrob

    Sempre molto atteso e bello il tuo editoriale, Fearless!
    E lo condivido in tutto!

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