Editoriale: Considerazioni semi-serie aspettando un Oscar per Rob…..
by @fearlessmore on feb.18, 2013, under approfondimento in-depth article leading article editorial editoriale, Awards Premi, Cosmopolis, Eventi Events, Festival, HOLD ON TO ME, Map to the Stars, Mission Blacklist, movies/film, Queen of the desert, Red Carpet, Robert Pattinson, The Rover
di @fearlessmore

Un paio di anni fa la ABC- l’emittente statunitense che trasmette la cerimonia degli Oscar- in occasione dell’edizione 2011 della Notte delle Stelle, ha raccolto e catalogato dati dal web, stilando una lista semi-seria delle “regole” che potrebbero, se non garantire la vittoria, quantomeno rendere più probabile una pole position nella corsa all’ambita statuetta; per quanto la lista sia, appunto, semi-seria, è supportata da uno studio statistico, basato sulle candidature e sui premi vinti ed è curioso dargli un’occhiata:
Un’arma in più?
Tra i dieci punti in questione, sembra che essere in dolce attesa, con una statuetta ben stretta nel pugno, non sia poi così raro, vedi vittorie come quella di Eva Marie Saint per Fronte del porto, Meryl Streep per La scelta di Sophie, Catherine Zeta-Jones per Chicago, Rachel Weisz per The Constant Gardener e Natalie Portman per The Black Swan.
Non da meno, la storia dei premi assegnati conferma che interpretare un disabile, o comunque un personaggio che lotta con una qualche difficoltà, fisica e psicologica, sia una buona base di lancio, e qui la casistica è enorme, da Dustin Hoffman di Rain Man, Geoffrey Rush in Shine, Daniel Day-Lewis in Il mio piede sinistro e Colin Firth, nel Discorso del Re, dove interpreta un uomo che combatte con la sua balbuzie.
Sembra inoltre che i giurati prediligano un linguaggio con una forte inflessione britannica, o quello tipico di Boston (magari con personaggi di origine irlandese): la possibilità di vittoria, secondo una statistica citata dal sito Abc, è in questo caso del 47 per cento. E se pensiamo a film bostoniani come The Departed e Good Will Hunting, la cosa appare credibile, vedi anche la vittoria di Christian Bale per The Fighter.
E ancora, le tematiche omosessuali, anche a causa delle discriminazioni storicamente subite, vanno fortissimo. Pensiamo a Philadelphia, a Boys don’t cry, più recentemente a Milk, come anche sono amate le storie tragiche;il colmo della sfortuna, sullo schermo, può trasformarsi in un terno al lotto in ambito Oscar: i giurati storicamente adorano i contesti molto, molto tristi. Con personaggi che più disgraziati non si può.
Non mancano poi di essere apprezzate in particolar modo le storie dove un ragazzino, o una ragazzina, si impone in un mondo a misura di adulti, o quelle dove il personaggio mostra un grande talento in una qualche disciplina – che sia la musica ( Amadeus) o le arti marziali (La tigre e il dragone).
Le pellicole fantascientifiche non sempre ce la fanno a entrare in nomination. Ma, quando accade, le loro chance di vincere sono fortissime, almeno nelle categorie tecniche, come dimostrano tanti casi celebri, da Star Wars a E.T., da Alien ad Avatar.
Sulla questione dell’ambientazione storica , l’Academy è oscillante: a volte privilegia film ambientati in epoche lontane (Shakespeare in love, Gandhi; Lincoln è presente quest’anno con ben 12 candidature); altre premia il cinema che più racconta la nostra attualità, come è successo con The Hurt Locker , Zero Dark Thirty presente quest’anno con 5 candidature e Argo con 7 (vedremo come l’Academy si comporterà con Argo quest’anno, dopo la razzìa di premi che ha fatto….). L’importante è cogliere fino in fondo lo spirito del tempo.

Nella storia del premio ricorrono, però, anche celebri “sviste”. Da Taxi Driver a Full Metal Jacket fino a Manhattan: tutti tagliati fuori dalla corsa alla statuetta.
I “grandi” numeri…
Ma qual’è il genere di film con più Oscar vinti? Sono i kolossal la tipologia di film che ha vinto più Oscar, quelle pellicole più premiate dall’Academy con una pioggia di statuette. I film con più premi Oscar risultano, in ordine di statuette vinte: Il Signore degli Anelli – Il Ritorno del Re, Ben-Hur e Titanic, per poi proseguire con Via col Vento, Fronte del Porto e Cabaret, solo per citarne alcuni. Noterete che la maggiorparte dei titoli sono dei kolossal, quelle pellicole ‘dalle grandi dimensioni‘ (a partire ovviamente dal budget a disposizione), verso cui l’Academy sembra più propensa nell’assegnare le ambite statuette.
E quali sono gli attori con più Oscar vinti? Tra tutti gli attori vincitori di Oscar non sono molti quelli che spiccano per un gran numero di statuette portate a casa, e così sul podio abbiamo un ex aequo costituito da Walter Brennan e Jack Nicholson, ciascuno vincitore di tre premi Oscar tra miglior attore protagonista e non, e a seguire Marlon Brando,Dustin Hoffman, Sean Penn,Fredric March, Spencer Tracy, Gary Cooper, Daniel Day Lewis e Tom Hanks.
La storia del cinema annovera nei suoi lunghi elenchi di grandi interpreti e grandi registi, un altrettanto lungo elenco di talenti ignorati dall’Oscar. E tra i tanti nomi dei mai premiati, ve ne sono alcuni che destano il più vivo stupore, come Richard Burton e Peter O’Toole, candidati sette volte e per sette volte regolarmente battuti.
Così come molti altri degli attori storici che hanno segnato la storia del cinema, ad esempio James Dean (che probabilmente non ha fatto in tempo), ma anche Robert Mitchum, Buster Keaton, Steve McQueen e James Stewart. Per non parlare di Peter Sellers, Groucho Marx e Cary Grant. Nessuno di loro ha mai vinto un Oscar, sebbene sia difficile crederlo.
Tra quelli ancora in lizza figurano i nomi di Richard Gere, Johnny Depp, John Malkovich, Brad Pitt e Di Caprio, anche loro ancora in attesa della fantomatica statuetta.
I registi mai premiati poi sono ancora più incredibili.
Robert Altman, James Ivory, Ridley Scott, Orson Welles e Alfred Hitchcock non hanno mai vinto un Oscar. Quattro volte snobbati registi del calibro di martin Scorsese, Sidney Lumet e Stanley Kubrick, e tre volte Ingmar Bergman, Norman Jewison e Arthur Penn.
Al Pacino ha dovuto accumulare ben sette sconfitte prima di vincere l’ambita statuetta con “Profumo di Donna”, che non è certo la migliore delle sue interpretazioni.
Si pensi anche ad Henry Fonda che per l’Oscar ha dovuto aspettare i 76 anni con l’ultimo film della sua carriera (Sul Lago Dorato). Paul Newman lo ha conquistato all’ottavo tentativo con “Il colore dei soldi” e John Wayne aveva 62 anni quando nel 1970 ha ricevuto la statuetta per “Il Grinta”. Era il suo 158esimo film.
Le grandiose colonne sonore di Ennio Morricone non hanno mai ricevuto nemmeno un Oscar.
Ma c’è un nome tra tutti che dovrebbe fungere da monito a tutte queste giurie “distratte”: Charlie Chaplin non ha mai ricevuto neanche una nominationoiezioni. Il suo risarcimento è stato una statuetta alla carriera.

Sappiamo che Festival importanti- primo fra tutti quello di Cannes -, ma anche Venezia, Berlino e ora anche Toronto, sono occasioni da non perdere per garantirsi una visibilità, soprattutto per le piccole produzioni indipendenti.Spesso i festival lanciano film che non hanno grande spazio sul mercato, ma molto dipende anche dalla strategia delle case di produzione e di distribuzione. Comprare un film in anticipo e riuscire a farlo uscire in sala contemporaneamente al Concorso è una buona politica; al contrario, se la distribuzione è in ritardo , l’effetto festival sarà minore.Un festival rappresenta per i produttori la prime opportunità per stimare le reazioni del pubblico. Finché non lo vedono i giornalisti (che sono comunque un campione di pubblico) non si può capire che direzione prenderà un film. Una reazione positiva è il primo passo verso il successo.
Gli Studios di Hollywood sono tradizionalmente diffidenti verso i festival. Mandano i loro film ma chiedono proiezioni fuori concorso. Un film costato milioni di dollari non può concedersi il lusso di non vincere. Gli studios sono anche diffidenti verso gli inflessibili – e molto elitari – critici di Cannes, a loro volta tradizionalmente prevenuti nei confronti dei film hollywoodiani, anche se quest’anno erano presenti alcuni film americani che, comunque, come Cosmopolis, non hanno avuto riconoscimenti.
Fonte

Escludiamo poi dai punti della ABC quello della dolce attesa e altri che non fanno parte delle scelte cinematografiche di Rob e consideriamo che chances possono avere i suoi prossimi film, i cui registi sono senza dubbio notevoli e in cui la presenza di attori candidati alla statuetta – o, nel caso di Rachel Weisz, vincitrice – giocano a favore del film e di Rob.
The Rover di David Michod è un film molto atteso; il talento del regista, al suo esordio nel 2010 con Animal Kingdom, è stato ampiamente riconosciuto e questa è la sua occasione per confermarlo; l’attrice Jackie Weaver, per quel film, è stata candidata all’Oscar per la sua interpretazione e lo è di nuovo quest’anno per Silver Linings Playbook. Dalle poche indiscrezioni su the Rover, sappiamo che Rob interpreta il ruolo di Jerome, un ragazzo un po’ disturbato, anello debole di una banda di malviventi, sullo sfondo di un’Australia violenta e criminale.
Ad aprile dovrebbero cominciare le riprese di Mission:Blacklist,per la regia di Jean- Stéphane Sauvaire, una bella sfida per Rob, che interpreterà da protoganista il ruolo dell’interrogatore dell’esercito americano Eric Maddox, che si è rivelato determinante per la cattura di Saddam Hussein. Ruolo attuale e importante, basato sul libro/resoconto dello stesso Eric Maddox. Film che potrebbe rivelarsi, se ben eseguito, una chance interessante.
Dovrebbe seguire Maps to the Stars, diretto da David Cronenberg, e qui la faccenda si complica un po’. Il cast non è ancora confermato, ma si parla di Viggo Mortensen e Rachel Weisz, già vincitrice di oscar, nonché attrice che sta godendo di grande attenzione e popolarità. Conosciamo già il rapporto di Cronenberg con l’Academy e non è di grande amore reciproco, e questa sarà la prima volta che il regista canadese girerà negli stati Uniti. Il film , sullo spietato mondo di Hollywood e gli attori-bambini, sarà, a detta dello stesso regista, molto estremo e non facile da vendere. Non so quante chances possa avere un film del genere, ma lavorare con Cronenberg – ed essere uno dei suoi eletti- è comunque un fiore all’occhiello da portare con orgoglio.
Hold on to Me, in cui Rob sarà al fianco di Carey Mulligan, risulta in pre-produzione.La Mulligan, già candidata agli Oscar nel 2010 per An Education, è una talentuosa attrice inglese e il film si presenta come un thriller, in cui Rob si mostrerà come un criminale di successo.Poco altro ci è dato sapere, ma anche questa volta Rob ha la possibilità di lavorare con attori validi ed un regista, James Marsh, che ha al suo attivo un Oscar come miglior documentario, per il suo Man on Wire (2008).
Segue ancora, e le ultime notizie parlano di settembre, la grande sfida di Queen of the Desert, diretto dal grande Werner Herzog. Sperando che Rob sopravviva all’esperienza di lavorare col regista(LOL),si tratta di un biopic su Gertrud Bell, in cui Rob non avrebbe un ruolo da protagonista, ma che potrebbe rivelarsi un’opera imponente. Lungi dall’essere un rifacimento del Lawrence d’Arabia di David Lean, interpretato nel 1962 da Peter o’Toole (vinse 7 Oscar su 10 candidature), il film punta la sua attenzione sulla figura dell’archeologa, politica, scrittrice e spia britannica dalla vita straordinariamente avventurosa. Si sono fatti i nomi di Naomi Watts (già nominata agli oscar per lo splendido 21 grammi – Il peso dell’anima (2003) e in lizza quest’anno per The Impossible) e di Jude Law (due volte anche lui candidato agli Oscar), ma per il momento non ci sono conferme.

Possiamo dire, inoltre, che un grande successo, che ha legato il Festival di Cannes agli Academy Awards, è il caso di The Artist, il film muto di Michael Hazanavicius. Dopo la vittoria a Cannes di Jean Dujardin come miglior attore, cominciò per il film una serratissima campagna a cura del produttore Harvey Weinstein che portò alla messe di Oscar del 2012. Da allora Cannes è un possibile trampolino di lancio per gli Academy Awards.
Anche Cosmopolis era a Cannes, uno tra i film più attesi…purtroppo nessun premio gli è stato assegnato e, certo, non ci aspettavamo che davanti a Cronenberg fosse stesso il tappeto rosso dall’Academy…ma anche senza riconoscimenti ufficiali quell’esperienza ha dato tantissimo a Rob, in termini di visibilità positiva e soprattutto in termini di critica cinematografica che, seppur in ritardo, ha premiato la sua interpretazione. Consideriamolo un terreno preparatorio per il futuro!
Non ci resta che incrociare le dita e affilare il polpastrelli…anche il clamore che si alzerà dal fandom farà la sua parte…
Edit @fearlessmore












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febbraio 19th, 2013 on 01:13
Ottima riflessione cara fearlessmore. L’oscar e’ un premio ambito per qualsiasi attore, ma l’academy e’ severa e oltretutto ha tantissimi pregiudizi. Un esempio evidente e’ Leonardo Di Caprio, candidato a una miriade di premi e solo rare volte premiato, 3 candidature agli Oscar e mai vinto, e di certo non si può dire che Di Caprio non sia un brabo attore impegnato che ha lavorato con fior fiore di registi, ma nonostante tutto niente Oscar……. Per cui, spero con tutto il cuore che robert possa concretizzare delle future nomination in uno splendido oscar, le premesse ci sono tutte, (dati i film e i registi con cui lavora), ma dati i precedenti ho i miei seri dubbi, l’academy ha la puzzetta sotto il naso e a volte per non ritornare sui suoi passi ignora un bravo attore e rimedia solo a un passo dalla morte con un Oscar alla carriera ….. Spero solo che non capiti a robert!!!!
febbraio 19th, 2013 on 13:31
Noi incrociamo le dita, ovvio!!!
Comunque Rob è giovane, c’è tempo…..
febbraio 19th, 2013 on 15:13
Ragazze è sempre un grande piacere leggervi!!! le mie dita sono incrociatissime da sempre, certo leggere tutti i grandi che non hanno mai avuto la statuetta un po mi ha depressa……gli auguro tutto il bene di cuore e spero che possa goderne mooooooolto prima dei 90anni XD
Vai Rob sei tutte noi