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Editoriale: Robert Pattinson : e se fosse Twitter a scegliere per lui?

by on gen.30, 2013, under approfondimento in-depth article leading article editorial editoriale, articoli dal web, Cosmopolis, dicono di lui, movies/film, news, Robert Pattinson, Twilight

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Di @Fearlessmore e Fiammy

Hollywood sta cominciando ad attingere sempre di più dalla miniera di dati offerti da imprese specializzate sul “controspionaggio” sociale (ovvero nei social media, come Facebook, Twitter, Tumblr, Istagram etc etc). in un interessante articolo pubblicato da Variety.com, Josh L. Dickey ci illumina su questa “nuova” scienza: “A differenza di altri responsabili del settore”, scrive, “che spesso ancora minimizzano il valore dei dati dei social-media , la comunità di di casting pone attivamente attenzione e analizza i dati sociali come supporto per determinare chi possa ottenere un ruolo. E’ una pratica molto usata”.

All’inizio, questa “scienza” è stata praticata con discrezione, nel corso di tranquille consultazioni tra gli Studios e le imprese specializzate, che si sono rapidamente affermate come fonti affidabili di dati sociali. Ma via via i raccoglitori di dati si sono aperti un varco nel mercato, giocando un ruolo sempre più importante nel “via libera” dei film (il cosiddetto Greenlighting ndt). Ora il social casting si è talmente affermato, che Fizziology, il social-media di ricerca e società di consulenza e, fornitore di dati Twitter per Hollywood dal 2009, ha annunciato la nascita di CastTyper, un completo servizio di monitoraggio del sentimento sociale, che raccoglie e analizza i dati provenienti da diverse piattaforme, trasformandoli in visione personalizzata e raccomandazioni per gli Studios.” Un altro fattore che interviene in questa dinamica, è il sondaggio on line – condotto da organi di informazione del settore- che propone vari candidati per un film di cui si comincia a parlare, con lo scopo principale di tastare il polso di Twitter. Questo richiede, ovviamente, una forma di vigilanza da parte di editori e giornalisti, per garantire l’autenticità delle notizie.

Le categorie (CastType) di ricerca sono: aspetto fisico, risonanza emotiva, abilità intellettuale e potere della personalità, analizzate nel tempo. Lo scopo è quello di capire la disposizione del pubblico nei confronti di un attore , per dedurne se un ruolo o una promozione siano appropriati. Detto questo, e pur intuendo quale macchina gigantesca muova i suoi ingranaggi dietro il mondo luccicante di Hollywood, si può rimanere decisamente perplessi di fronte a tali strategie di mercato.

Entriamo quindi più nel vivo di quello che è il nostro argomento preferito e proviamo ad immaginare come una simile ricerca (che immaginimo possa svolgersi solo all’ombra di grandi produzioni e difficilmente sembrerebbe applicabile a contesti più piccoli) avrebbe funzionato per Robert Pattinson nel casting per la Saga di Twilight.

Il progetto, come adattamento cinematografico dal romanzo di Stephenie Meyer, era rimasto in sospeso nelle mani di MTV (Paramount) per tre anni prima che Paramount lasciasse scadere i diritti, che aveva acquisito precedentemente e la Summit Entertainment, che non aveva esperienza nel campo del mainstream e delle franchise, lo facesse proprio e lo mettesse in produzione, con un budget relativamente modesto (38 milioni di dollari più circa altri 30 milioni in investimenti e promozione pubblicitaria diretta e indiretta) rispetto alla popolarità mondiale del libro, nella prospettiva possibile, ma non affatto sicura di proseguire con la serie. Sceneggiato da Melissa Rosenberg (sceneggiatrice televisiva) e diretto da Catherine Hardwick (regista dell’ambito indie, con alle spalle una esperienza ragguardevole nel raccontare storie di adolescenti), Twilight presentava, come spesso accade quando si adatta per lo schermo un libro popolare, il grosso scoglio del casting, perché le legioni di fans del libro avevano già una loro idea dei personaggi. Il problema maggiore era rappresentato da Edward, che la Meyer aveva definito “Bello come un Dio greco” e nell’immaginario collettivo non sarebbe stato comunque possibile accontentare milioni di persone sulla scelta del volto giusto. Diversi nomi furono selezionati per quel ruolo… Henry Cavill, Hayden Christensen, Robert Pattinson, Orlando Bloom e Gerard Way.

Le prime scelte furono Henry Cavill, Jackson Rathbone, Ben Barnes, Shiloh Fernandez, Dustin Milligan e Dave Franco. Mi chiedo quale sarebbe stato l’esito se la Summit, più o meno velatamente, avesse indetto un sondaggio per tastare i desideri del pubblico di adolescenti a cui pensava di rivolgersi. Così non è stato, almeno non direttamente ( e per fortuna, aggiungerei…), perché dubito che Robert avrebbe avuto molte chances, vista la petizione di 75.000 firme raccolte nel web, nata non appena resa nota la scelta in seno a Summit di Robert Pattinson nel ruolo di Edward, scelta attribuita alla stessa Hardwick, sostenuta da Kristen Stewart e approvata dalla Meyer: « Quando mi hanno detto che Robert avrebbe avuto il ruolo di Edward, l’ho guardato e ho pensato: “Sì, probabilmente potrebbe fare una versione di Edward. Ha le carte in regola per sembrare un vampiro.” Ma poi, quando l’ho visto al provino mentre si calava nel ruolo di Edward, improvvisamente mi è sembrato l’Edward che avevo sempre avuto in testa, che esperienza bizzarra… Aveva individuato perfettamente il personaggio. » (Stephenie Meyer).

Chissà verso quale attore si sarebbe puntata l’attenzione del pubblico… E ci rincuora anche che le produzioni a basso budget dei film indipendenti con buona probabilità non possano avvalersi di tali dati – a meno che non decidano di farsi un giro in proprio tra i social network e ragionino in modo intuitivo, più che in modo statistico…- perché non crediamo che Rob sarebbe stato il favorito neanche per il ruolo di Eric Packer in Cosmopolis, visto la diversità dei due fandom – quello degli estimatori di Cronenberg e quello dei fans di Twilight…e, ad onor del vero, quello delle fans di Robert…- che difficilmente avrebbero trovato un accordo.

Certo, non stiamo dicendo che tali consulenze dettino legge assoluta nella scelta di un candidato…sicuramente entrano in gioco molti altri fattori di cui non siamo a conoscenza, e non sempre l’utenza dei Social Network è la stessa che garantisce il successo di un film al box office, ma le grandi produzioni giocano qualsiasi carta possa far loro pensare di rientrare del grosso investimento iniziale. Quando si investono cifre importanti (e le grosse produzioni oggi si giocano tutte oltre i 200 milioni di dollari) sapere prima se gli attori che si ritiene di poter ingaggiare (sono in lizza cioè per un ruolo), oltre ad essere più o meno noti e più o meno apprezzati dalla critica, hanno già un pubblico potenziale e se questo pubblico è interessato e favorevole alla partenza a vedere un certo attore o attrice in quel ruolo finisce per diventare un possibile (probabile, lascia intendere Dickey) criterio di scelta finale.

Se così fosse, questo spiegherebbe perchè sempre di più, negli ultimi anni, all’aumentare della diffusione e capillarità dei social network, vengono sempre più utilizzati questi ultimi, Twitter in modo particolare, dalle stesse case cinematografiche o da giornali molto vicini e influenti dell’ambiente, prima dei giornali (tradizionali – ” cartacei”) per diffondere i rumors e le notizie rispetto alle assegnazioni di ruolo in film importanti, ma anche per annunciare il nuovo ruolo dell’attore già noto. Come a tastare il polso. Se la gente comune (oltre alle webzine di cinema e ai siti fandom dei singoli attori) che frequenta i social network ha una reazione positiva rispetto alla notizia che Robert Pattinson (ad esempio ^_-) è “rumoreggiato” per interpretare un determinato ruolo in un nuovo film allora è il caso di metterlo sotto contratto. Per davvero e non più solo a livello di ipotesi (rumor).

Già, ma nella pratica, il gran parlare di un film o di un attore in “rete” (ovvero nei social network, nei siti web etc) corrisponde veramente ad incasso sicuro (o relativamente sicuro)?. Questo è l’aspetto che meno trova corrispondenza con la realtà attuale rispetto all’articolo di Dickey su Variety.com.

Di On The Road e di Cosmopolis, ad esempio, non si può dire che non ci sia stato interesse in rete, prima dell’uscita dei film nelle sale. Anzi, in entrambi i casi, in virtù della popolarità dei due attori protagonisti, Kristen Stewart e Robert Pattinson, appunto, e della loro provenienza da Twilight, c’è stata in rete una enorme presenza di commenti, attese, aspettative rispetto ai due film, e una infinita serie di proclami “online” del tipo “andrò sicuramente a vederlo, non appena esce”. Questo dato non corrisponde neanche lontanamente agli incassi dei due film, una volta usciti nelle sale, che sono stati inferiori a quello che è stato il “clamore” mediatico (il “buzz”, per usare un termine inglese) generato in rete fino al momento della loro uscita nelle sale.

Cosa è successo? L’ipotesi, da semplici osservatrici dei fenomeni e non da esperte del settore, che possiamo fare (una delle ipotesi possibili) è che invece abbia giocato un passaparola immediatamente successivo all’uscita dei film (al Festival di Cannes) per cui da subito i due film sono stati classificati sia dalla critica (che oggi usa anch’essa l’ on line) sia dai giornali specializzati in cinema sempre on line, sia il primo pubblico che ha visto i film in sala e che ha commentato i film online, per motivazioni diverse, come : troppo “scandaloso” On The Road e “eccessivamente lento e incomprensibile” Cosmopolis, e quindi entrambi poco fruibili dallo stesso pubblico di Twilight. “L’ho visto solo perchè c’era Robert. Lui è bravo ma del film non ho capito niente” era il commento prevalente all’uscita del film Cosmopolis. Il resto l’hanno fatto le date di uscita troppo distanziate tra una nazione e l’altra e i problemi di distribuzione, nel caso di Cosmopolis.

Nel caso di On The Road l’hanno fatto la distribuzione, le date di uscita e l’età in media molto più giovane delle fans di Kristen Stewart rispetto a quelle di Robert Pattinson, per cui ai tanti proclami del tipo “certo che andrò al cinema a vederlo” non è poi seguito l’effettivo atto di andare al cinema, pagando il biglietto.

Lo stesso passaparola online sui social network, al positivo, del pubblico che lo aveva visto in sala invece, aveva invece spinto Water for Elephants, sempre con Robert Pattinson come protagonista (Come l’acqua per gli Elefanti- 20th Century Fox) dopo l’uscita delle sale in America ad aumentare progressivamente i propri incassi fino alla cifra finale di 58 milioni di dollari sul mercato americano e 117 su quello internazionale. Perchè il film era piaciuto, in prima istanza, a chi lo aveva visto. Quindi l’ipotesi che sia sufficiente il clamore generato dalla presenza di un attore nel cast di un film per garantirne ( o essere un fattore predittivo di successo, tanto da determinare il cast) non è sempre attendibile o verificabile.

Per quanto strano possa sembrare oggi agli specialisti cinematografici e analisti della rete, un film deve essere “bello” (o quanto meno “piacevole da vedere” al di là del reale valore artistico del film stesso) perchè possa avere un potenziale successo.

Siamo poi sicuri che il pubblico che usa quotidianamente la rete internet sia poi quello che va in sala? L’impressione è che se i social network sono oramai alla portata di tante fasce sociali e anagrafiche, una certa prevalenza di minori o giovanissimi in rete ci sia ancora. Se non altro per numero di ore passate in rete, e per il tipo di uso che si fa della rete stessa, Se è così, questo rende difficile predire il successo di un film, a meno che non si tratti, appunto, di film specificatamente pensati per un pubblico adolescenziale o di giovani (vedi i film tratti da fumetti o libri fantasy etc).

Pur tuttavia film estremamente complessi come Cosmopolis o molto di nicchia come On The Road senza avere nei propri cast personaggi popolari come la Stewart o il nostro bel Robert, non avrebbero incassato nemmeno quello che hanno faticosamente portato a casa.

E allora? Il futuro quale sarà? Film decisi a tavolino sulla base degli umori (variabili) della rete? Ruoli scelti dagli stessi attori sulla base della possibile reazione dei fans in rete?.

Robert Pattinson ha finora compiuto, di seguito alla franchise di Twilight scelte completamente rivolte a film interessanti, di nicchia, con ruoli probabilmente anche piccoli o estremamente particolari, sfuggendo quasi a questa logica e quindi probabilmente anche a CastTyper.

E poi, lasciatecelo dire, se è vero che la nostra curiosità ci spinge nei meandri del “dietro le quinte del cinema”, è anche vero che scoprire questi meccanismi toglie al cinema stesso un po’ di magia…per non parlare delle “chances” mancate di qualche attore “in erba”, come lo era, a suo tempo Robert Pattinson all’epoca di Twilight che, per poca visibilità, non sarebbe ammesso nel sacrario del database statistico o se, non apprezzato preventivamente da un possibile pubblico, non avrebbe la possibilità di far cambiare idea su di sè!…Vi ricorda qualcosa ^_-???

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3 Commenti per questo articolo

  • grizabella

    Gesummìo , Fearless , spero che gli addetti ai casting non seguano questa logica alla lettera …
    … Ci troveremmo gli One Direction proposti per ” I Fratelli Karamazov ” !!!

  • Fiammy

    Magari gli One Direction no, Griza, ma il rischio che per gli attori venga preso in considerazione solo lo stesso tipo di personaggio in cui la gente (si presuppone) ami vederli è un rischio concreto. Ma il nostro articolo avanzava proprio il dubbio sull’età anagrafica media degli utenti “iper-commentanti in rete”….Al cinema ci si va per tante motivazioni, e la scelta di un film piuttosto che un altro è argomento molto più complesso di quanto uno strumento come typecaster possa fare ^_-

  • AGirlCanDream

    Cara Fiammy, caro Staff : non ve lo dirò mai abbastanza, siete veramente brave. Il vostro lavoro è insuperabile, ogni giorno mi sorprendete. Questo sito è delizioso (in tutti i sensi!). Grazie di cuore.

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