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Philadelphia Weekly -Recensione Cosmopolis: Pattinson eccelle nel film di Cronemberg/Robert Pattinson Excels in Cronenberg’s “Cosmopolis

by on ago.23, 2012, under Interviste


TRADUZIONE ITALIANA: Fiammy

di Sean Burns
 per Philadephia Weekly

“Avresti dovuto ascoltare il tuo corpo,” mormora Paul Giamatti nel finale feak-zoide del sorprendente adattamento di David Cronenberg, dal (ahem) romanzo difficile di Don DeLillo. In quello che sembra una battuta deliziosamente ironica e “malata” a spese delle fans Twi -hard in tutto il mondo, Robert Pattinson la star nel ruolo di Eric Packer, un miliardario zombificato e che si nasconde dal mondo e attraversa tutta l’isola di Manhattan a un ritmo glaciale in una limousine che sente come un bozzolo. Grazie ad alcune previsioni negative per quanto riguarda lo yuan cinese, l’impero finanziario di Eric si sta disintegrando nella rovina nel corso di una giornata che sembra non buona all’inizio e sarà pessima poi. Il presidente è in città, e c’è un funerale di una celebrità, lasciando il traffico della midtown ad un punto morto. I manifestanti invadono le strade, e un una guardia del corpo minacciosa ci informa che una minaccia credibile attenta alla vita del nostro protagonista. Eppure, Eric insiste ancora per uscire e avere il proprio taglio di capelli.
Così denso, come film, che difficilmente si può comprenderlo completamente con un solo unico angolo visuale, Cosmopolis è la prima sceneggiatura scritta dallo stesso Cronenberg del 1999 (Existenz) . Sebbene la maggior parte del dialogo sia preso quasi alla lettera dal libro di DeLillo, è tutto impregnato con lo stesso “sogno”, impassibile e causticamente divertente, con il tipo di ripresa dello spazio, del regista di Crash e del Pasto Nudo, sempre molto ironico, e con questo senso squisitamente canadese di morte imminente.
Cronenberg appiattisce deliberatamente il film con dispositivi di distanziamento brechtiani. La limousine di Eric è un palcoscenico enorme (completo di trono e orinatoio a scomparsa ), in cui si intravede il caos del mondo esterno solo attraverso immagini quasi antiche in retroproiezione proiettate sui vetri oscurati. La fotografia digitale comprime la profondità di campo fino a un punto in cui i personaggi assomigliano spesso a sagome ritagliate dal cartone, e questo confonde sul fatto che nelle singole scene i personaggi di supporto stiano andando via dalla scena o arrivando sulla scena.
Cosmopolis è un gelido, incubo di film Come un incubo, stordisce. La limousine elegante diventa una sorta di purgatorio, ed Eric cavalca sempre in avanti a meno di 5 miglia verso la rovina. Lui sco**, beve, uccide e e sottopone anche a se stesso ad un esame della prostata- epicamente invasivo nel tentativo di scuotere se stesso da questa onnicomprensivo intorpidimento, uno stato emotivo in cui Pattinson eccelle in modo naturale. Casting perfetto.
Come tutti le migliori pellicole di Cronenberg, Cosmopolis è una commedia, ma nera come la pece sul tentativo sconsiderato dell’uomo di imporre sistemi di ordine al caos della natura. Nonostante tutte le scivolose, superfici lucide e scintillanti e lussuose del 1 per cento della popolazione (rappresentate dalla limousine di Eric), la chiave qui è la “prostata asimmetrica” di Eric, che significa metaforicamente la casualità arbitraria di un universo indifferente. Lui in realtà dovrebbe dovuto ascoltare il suo corpo, e davvero Cronemberg non ha perso la sua ironia se appunto la morale di questa storia si può trovare nel buco del c*** di Eric Packer.
Voto A

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By Sean Burns
 for Philadelphia Weekly

Grade: A
“You should have listened to your body,” murmurs Paul Giamatti during the freakazoid finale of David Cronenberg’s astonishing adaptation of Don DeLillo’s (ahem) difficult novel. In what amounts to a deliciously sick joke at the expense of Twi-hards everywhere, Robert Pattinson stars as Eric Packer, a zombified billionaire dulled to the world and cruising across the island of Manhattan at a glacial pace in a limousine that feels more like a cocoon. Thanks to some bad predictions regarding the Chinese yuan, Eric’s financial empire is disintegrating into ruins over the course of this no-good, very bad day. The president is in town, and there’s a celebrity funeral, leaving midtown traffic snarled at a standstill. Protesters are tearing up the streets, and an ominous security advisor informs us of a credible threat on our protagonist’s life. Yet, Eric still insists on going out and getting a haircut.
So dense you can hardly take it all in with just a single viewing, Cosmopolis is the first screenplay Cronenberg penned himself since 1999’s Existenz. Though most of the dialogue is almost verbatim from DeLillo’s book, it’s all imbued with the same dreamy, space-shot, mordantly funny deadpan of the director’s Crash and Naked Lunch—a very wry, exquisitely Canadian sense of impending doom.
Cronenberg deliberately flattens out the film with Brechtian distancing devices. Eric’s limo is a massive soundstage (complete with both a retractable urinal and a throne) where the chaos of the outside world is glimpsed only through old-timey rear-projection shots in tinted windows. The digital cinematography compresses depth of field to a point where characters often look like cardboard cut-outs, and startling edits do little to clue us in as to whether supporting players are coming or going.
Cosmopolis is an ice-cold, woozy nightmare of a movie. The sleek limousine becomes a sort of purgatory, as Eric rides ever-forward at less than 5 mph toward ruin. He fucks, drinks, kills and even treats himself to an epically invasive prostate exam—any opportunity to jolt himself from this all-encompassing numbness, an emotional state at which Pattinson naturally excels. Great casting.
Like all the best Cronenberg pictures, Cosmopolis is a pitch-black comedy about man’s foolhardy attempt to impose systems of order on nature’s chaos. For all the slick, shiny surfaces and shimmering 1 percent luxuries, the key here is Eric’s “asymmetrical prostate,” which metaphorically stands in for the arbitrary randomness of an indifferent universe. He really should have listened to his body, and the irony is not lost on Cronenberg that the moral of this story can be found in Eric Packer’s asshole.

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