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Esquire Magazine -Recensione- Cosmopolis- “E’ così che finisce il Capitalismo”

by on ago.20, 2012, under Interviste

Traduzione Italiana: @fearlessmore

di Paul Schrodt per Esquire

Intenzionalmente o meno, l’anno scorso o giù di lì, il cinema ha cominciato ad affrontare le questioni di Occupy Wall Street e / o la nostra crisi economica generale. The Dark Knight Rises contrapponeva la Ricchezza/ Batman alla Povertà/Bane, la cui conclusione è stata … Beh, nessuno è abbastanza sicuro di questo. Margin Call metteva in scena un giorno nella vita di banchieri di investimento che parlano come editoriali del Wall Street Journal . Spike Lee – non che la cosa abbia sorpreso particolarmente nessuno – ha delineato gli effetti della nostra crescente disuguaglianza economica in un quartiere di Brooklyn in Red Hook Summer. E in Arbitrage, in uscita il mese prossimo, Richard Gere, nella grande tradizione degli attori che danno complessità morale agli stronzi, interpreterà un agente finanziario di fondi di copertura, che fondamentalmente si rifà a Bernie Madoff. Tutti prendono spunto da Wall Street, il film che ha fatto della diffidenza verso i banchieri di investimento una norma sociale e ora sembra tanto più ingenuo per questo.

Per fortuna, allora, c’è David Cronenberg. Da Videodrome a Crash,a A History of Violence, il regista non ha mai sentito la necessità di affrontare seriamente le reali preoccupazioni del giorno, o anche aderire alla logica narrativa convenzionale. (Holly Hunter distrugge la sua auto, poi si masturba? Perche ‘no?) Il suo nuovo film, Cosmopolis, è una grande parodia della nostra angoscia economica. E ‘vero che i personaggi parlano all’infinito, come nel libro del 2003 di Don DeLillo, ma niente di tutto questo conta molto. E’ una presa in giro a vuoto, una parodia del gergo da sala di consiglio. Robert Pattinson nel ruolo di di Eric Packer è un ancor meno simpatico Bud Fox (Wall Street) – il piatto e inespressivo accento americano dell’attore non è mai stato più adatto ad un ruolo- Eroc fa ai suoi dipendenti domande stupide, alle quali non possono sperare di rispondere, come “Perché gli aeroporti sono chiamati aeroporti? “. Si rifiutano di rispondere per paura di perdere il suo rispetto.

Tutti i discorsi evitano il vero soggetto, che per Cronenberg non è mai lontano dalla morte. Quando l’Eric di Pattinson perde la sua fortuna personale nel corso di una giornata, la sua vita diventa una serie di crescenti gag da body-horror. Ci sono due minacce alla sua sicurezza , una delle quali risulta essere una torta che gli viene letterale lanciata in faccia. la migliore gag, però, è una scena in cui si sottopone ad un esame alla prostata mentre discute dello yuan. (Per Cronenberg, questa è “tensione sessuale.”) Verso la fine, Eric è diventato così deluso da se stesso, che vede la violenza come unica via d’uscita. Si spara alla mano pur di”sentire qualcosa”.

I film non sono assolutamente in grado di spiegarci i nostri problemi nazionali (vedi: tutti i film di Michael Moore). Il meglio che riescono a fare è rendere tali problemi più vividi. Cosmopolis porta una proposta insignificante – che il nostro sistema economico sta precipitando verso il caos- alla sua logica conclusione. (La scena iniziale nello stile del Drip Painting di Pollock è un segno di quello che verrà.) E ‘efficace per tutte le ragioni, ma non come propaganda: E’ disordinato e goffo e inquietante. Non ha risposte chiare, neppure nella brillante scena finale, un confronto tra Eric/ Pattinson e un ex dipendente scontento, interpretato da Paul Giamatti; la questione centrale sembra essere: perché alcune persone accumulano grandi quantità di ricchezza, mentre altri vengono lasciati andare in rovina e morire? La scena si conclude, invece, con una pistola carica.

La nostra propria Wall Street diventa più assurda con i titoli di tutti i giorni. Non è chiaro se qualcuno lo capisce davvero, tra cui gli stessi di Wall Street , anche se un sacco di produttori sembrano intenzionati a mettercela tutta . Visto il rifiuto assoluto di Cronenberg di negoziare con la realtà, la sua fervida immaginazione può essere l’impulso più appropriato. Per arrivare al cuore di uno spettacolo, a volte, è necessario più spettacolo.

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Intentionally or not, movies in the past year or so have set about tackling the questions of Occupy Wall Street and/or our general economic gloom. The Dark Knight Rises pitted Batman’s Have against Bane’s Have-Not, the conclusion of which was… well, no one’s quite sure about that. Margin Call dramatized a day in the lives of investment bankers who talk like Wall Street Journal op-eds. Spike Lee, to no one’s particular surprise, has sketched the effects of our growing economic inequality on a Brooklyn neighborhood in Red Hook Summer. And in next month’s Arbitrage, Richard Gere, in the grand tradition of actors giving moral complexity to assholes, will play a hedge-funder who’s basically Bernie Madoff. They all take a cue from Wall Street, the movie that made wariness of investment bankers a social norm and now looks all the more naive for it.

Thankfully, then, there is David Cronenberg. From Videodrome to Crash to A History of Violence, the director has never felt the need to seriously address the real-world concerns of the day, or even adhere to conventional narrative logic. (Holly Hunter wrecks her car, then masturbates? Why not?) His new movie,Cosmopolis, is a great send-up of our economic anxiety. It’s true that the characters talk endlessly, as they do in Don DeLillo’s 2003 book, but none of it amounts to much. It’s empty banter, a parody of boardroom jargon. Robert Pattinson as an even less likable Bud Fox type named Eric Packer (the actor’s flat, charmless American accent has never been better suited to a role) asks his employees inane questions they can’t possibly hope to answer, like “Why are airports called airports?” They refuse to respond out of fear they’ll lose his respect.

All the talk avoids the real subject, which for Cronenberg is never far from death. As Pattinson’s Eric loses his personal fortune over the course of a day, his life becomes a series of escalating body-horror gags. There are two security threats against him, one of which turns out to be a literal pie in the face. The best joke, though, is a scene in which he receives a prostate exam while discussing the yuan. (For Cronenberg, that’s “sexual tension.”) By the end, Eric has become so disillusioned with himself that he sees violence as a way out. He shoots a hole through his hand just so that he can “feel something.”

Movies are very bad at explaining our national problems to us (see: any film by Michael Moore). At their best, they can only make those problems more vivid. Cosmopolis takes an unremarkable proposal, that our economic system is hurtling toward chaos, to its logical conclusion. (The opening shot of a Pollock-style drip painting in the making is a sign of what’s to come.) It’s effective for all the reasons, as propaganda, it’s not: It’s messy and goofy and unsettling. It has no clear answers, not even in the brilliant final scene, a confrontation between Pattinson’s Eric and a disgruntled former employee played by Paul Giamatti, the central question of which seems to be, Why do some people accumulate massive amounts of wealth, while others are left to go broke and die? The scene ends, instead, with a loaded gun.

Our own Wall Street becomes more absurd with every day’s headlines. It’s unclear if anyone really understands it, including the Wall Streeters themselves, though a lot of producers seem to want to try very hard. Cronenberg’s outright refusal to negotiate with realism, his fervent imagination, may be the more appropriate impulse. To get to the heart of a spectacle, sometimes, requires more spectacle.

Read more at the source: http://www.esquire.com/blogs/culture/cosmopolis-movie-review-11778256#ixzz246qrawWV


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