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Cosmopolis – The Sun Herald review/recensione

by on ago.01, 2012, under Interviste


pubblicata su The Sun Herald e su The Sunday Age
traduzione italiana: @fearlessmore

L’ossessione per il corpo, come sintomatico della condizione umana, nel corso della carriera di David Cronenberg, ha spesso tenuto critica e pubblico in soggezione, suscitando regolarmente controversie lungo la strada.

A 69 anni, il regista è più che mai esistenzialista nel suo modo di vedere . Pioniere anticonformista del genere chiamato body horror, ha indagato in maniera crescente sulla difficile situazione del genere umano sulla Terra attraverso il potere del linguaggio.

Come con A Dangerous Method dell’anno scorso, un film d’epoca incentrato sulla lotta di potere tra Freud e Jung, e la successiva nascita della psicoanalisi – quest’anno con questo film di veloce realizzazione, fornisce un’ altra cupa riflessione – strutturata sul dialogo – sul senso della vita, sullo sfondo di un’ America urbana decadente.

Adattato quasi parola per parola dal romanzo di Don DeLillo del 2003 , è essenzialmente il viaggio di un uomo sull’orlo del baratro dell’ esistenza: un disperato, ultimo tentativo di ritrovare il suo spirito, in un’esistenza altrimenti prevedibile e senz’anima.
La trama segue il banchiere miliardario Eric Packer (Robert Pattinson), che si è costruito da solo la sua fortuna, dall’altra parte della città, mentre la sua limousine schiva manifestazioni di protesta, portandolo dal suo vecchio barbiere . Una visita presidenziale e poi il funerale di un star del rap locale, contribuiscono a congestionare il traffico.

L’indistinto malessere di packer nei confronti del mondo intorno a lui dice: fa sesso senza passione con un ex (interpretata da Juliette Binoche), argomenta senza convinzione con la moglie dell’alta società (interpretata dalla stella nascente Sarah Gadon), e viene quotidianamente sottoposto a controlli dal suo medico personale . Egli è così annoiato, infatti, che getta via anche la sua fortuna sul mercato valutario. Ci deve essere di più di questo nella vita , riflette.

Tipicamente cronenberghiano, il film appare e si sente assurdamente psicologico, in più c’è un contrasto visivo marcato tra la sorda lucentezza della limo di Packer (essenzialmente, un attico che si muove a passo d’uomo su ruote) e il mondo esterno anarchico, al quale egli non riesce più a fare riferimento.

Interessante notare come, nonostante offra una consistente interpretazione di Packer, la star di Twilight Robert Pattinson si sia tormentato per giorni e giorni su come rifiutare il ruolo. “Ci ho pensato per una settimana, so che è veramente buono, è Cronenberg, ma sarei in ogni scena’. Cosa succede se fotto tutto? “Mi ha detto a Cannes, dopo la premiere mondiale del film al festival. (Colin Farrell era stato in trattative per il ruolo di Packer, ma ha rinunciato per Total Recall). Il sesto senso di Cronenberg per il personaggio e la storia è andato ancora oltre: mentre giravano, il movimento Occupy Wall Street era appena agli albori.

Data la sempre più marcata divisione sociale, in particolare in Europa, il film acquista più che mai rilevanza. E come un saggio riflessivo su un uomo che lotta per dare un senso al vuoto che lo circonda, è avvincente, poetico e completamente Cronenberghiano.

Voto: 8/10.
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