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2 recensioni di Cosmopolis dai giornali tedeschi

by on lug.08, 2012, under Interviste


Due recensioni dai giornali tedeschi su Cosmopolis trovate e tradotte da @fearlessmore

Da Waz.de:

La star di “Twilight” Robert Pattinson sta facendo tutto il possibile per convincere se stesso e i suoi fan di essere in realtà un buon attore. Con “Bel Ami” non ha avuto fortuna. Ora si avventura con il regista David Cronenberg .

L’americano Don DeLillo è uno degli scrittori di maggior successo del nostro tempo, ma nessuno aveva ancora mai osatto cimentarsi con la versione cinematografica di uno dei suoi libri . David Cronenberg ha rotto l’incantesimo, con Cosmopolis.

Al centro siede Eric Packer, una superstar di Wall Street ad alto rischio di manovre speculative e una fortuna superiore a tre cifre di milioni .

Materiale cinematografico ad alta concentrazione

Oggi vuole andare con sua limousine blindata ad alta tecnologia dal barbiere, ma la vettura è ferma al n 47 di una strada di Manhattan, che è bloccata per alcuni eventi. Il Presidente si trova in città, il movimento anticapitalista ha organizzato marce di protesta e dimostrano di essere disposti ad usare la violenza, per strada si svolge anche il funerale di un rapper deceduto di recente – e c’è anche la paura dei capi della sicurezza che un assassino anonimo attenterà alla vita di Packer. Packer stesso appare distaccato, riceve la sua amante, la moglie e il suo consulente, e si sottopone ad un controllo medico, il tutto mentre attraversa il caos e sentirela noia dentro di sé.

Coraggiosa decisione di un attore

Non è facile quando si ha già tutto, ed è una decisione coraggiosa da parte del famoso attore Robert Pattinson, la star di “Twilight”, lavorare per progetti cinematografici stravaganti e totalmente impopolari.

“Bel Ami” è stato un azzardo, non di meno ora sedersi davanti alla telecamera per David Cronenberg – il film è girato infatti in gran parte all’interno della limousine – è estremamente temerario. Cronenberg, che è stato estremamente piacevole per i suoi “A History of Violence” e “Eastern Promises”, ora torna indietro nella torre d’avorio dei giochi intellettuali , riportandoci a film come “Il pasto nudo”, “Crash” e “Spider”.

scenario a chiusura ermetica

Le scene cittadine fuori dal finestrino si svolgono come immagini sovrapposte digitalmente e Cosmopolis offre, nello spirito del romanzo originale, uno scenario di una sterilità ermeticamente affascinante e ripugnante al tempo stesso. Le caratteristiche geometriche del viso di Pattinson riflettono un anti-eroe che trova i suoi stimoli solo in eccessi sessuali e finanziari. Come pezzo cinematografico ad alta concentrazione fa classe a sé, ma non stimola quasi nessuna simpatia per i personaggi. L’arte non è più comunicare con le persone che parlano solo con se stessi e Cronenberg stesso lo suggerisce con la sua analisi precisa.

Da RP online:

Dusseldorf (RP). Il regista cult David Cronenberg ha diretto “Cosmopolis”, dal romanzo dello scrittore americano Don DeLillo. Robert Pattinson interpreta un agente di borsa che viaggia nella sua limousine a New York. Il risultato è una parabola inquietante sulla fine della crisi del capitalismo. Dalla metà del film è molto complicato.

Non c’è nessuno personaggio in questo film con cui il pubblico possa entrare in empatia , non c’è verso, e soprattutto il personaggio principale non si presta ad essere ammirato. Eric Packer è un 28enne oscenamente giovane e ricco, un banchiere che ha guadagnato miliardi speculando nel mercato azionario. Ora vive in un appartamento di 40 stanze, con un acquario di squali e si muove attraverso New York, con una supertecnologica limousine bianca.

All’interno, si siede come il padrone dell’universo, un principe rinascimentale del XIX Secolo, con monitor per lavorare, incastonati nella rivestimento in pelle. Essi mostrano curve e colonne di numeri, e qualsiasi codice che racconti ogni minima particella di tempeste di eventi e informazioni da tutto il mondo, il presente è solo il primo piano di un futuro controllato. Eric Packer è un vampiro, lui e quelli come lui hanno succhiato il mondo, e poco prima di affondare, viene sballottato nella sua bara sigillata che avanza tranquilla oltre le rovine.

Similitudine con Occupy

“Cosmopolis” è il nuovo film di David Cronenberg, regista canadese di culto, adattamento del romanzo omonimo di Don DeLillo del 2003. Il lettore accompagna Eric Packer lungo il suo percorso dal barbiere. Dura 24 ore, perché il Presidente è in città e le strade sono bloccate. I manifestanti stanno imperversando tra le automobili ferme, Packer rimane per la maggior parte del tempo in macchina e filosofeggia con a se stesso.

DeLillo è un visionario, le sue storie del presente hanno sempre uno sguardo al futuro. “Cosmopolis” è in realtà qualcosa di profetico. DeLillo ha descritto l’interno di un sistema che è diventato così ampio da non poter più definire quale sia il confine con il mondo esterno . Il Capitalismo finanziario, che permea tutta l’opera di DeLillo , ora rischia di implodere, e accelera lo sviluppo di nuove forme di protesta, molto simili al movimento Occupy.

Il testo di DeLillo è più di una narrativa di idee, si dovrebbe leggere come un poema in prosa, come un discorso-romanzo. Tutto è simbolico, manca la vita, non parla di responsabilità. A Cronenberg dev’essere mancato questo aspetto. Il suo lavoro si è in questo modo allontanato dall’ esplorazione del corpo umano e dall’infermità fisica, che ha esercitato nel suo film “La mosca” (1986) al di là del genere horror , e ancora più lontano nel cervellotico e oscuro “A Desire “(2011) con Keira Knightley, dove era interessato soloall’inconscio,al cerebrale.

Nessun affetto, nessun rifiuto

Cronenberg ingaggia Robert Pattinson, la star della serie di “Twilight” , per il ruolo da protagonista. Il ruolo si adatta ad un Pattinson circondato da un alone di celebrità, il suo sguardo luminoso e la sua aura soprannaturale lo assistono e, soprattutto, riesce a evitare le emozioni. Il pubblico non trova nulla nel suo personaggio algido ed elegante che potrebbesuscitare affetto o disgusto. Packer è un’apparizione spettrale, anemica e brutale, solitaria e arrogante.

Packer riceve un numero di persone nella sua gabbia supertecnologica, un medico che gli esamina la prostata, colleghi e guardie di sicurezza. C’è qualcosa nell’aria, un attentato, e si sospetta subito che questo potrebbe essere l’ultimo viaggio di Packer: quando i prezzi crolleranno, si dissolverà. Tutto è già successo, il declino dello yen così come il sesso e la morte. A passo d’uomo Packer arriva da quel barbiere che gli tagliava i capelli da bambino – un uomo che annega, che vede il suo passato allontanarsi da sé.

Questo film è inquietante perché è lontano da l’illusione del cinema popolare. L’atmosfera è opprimente, le immagini sono scuri, la luce solo quella dei display dei dispositivi elettronici, la luce riflessa. Cronenberg ha diretto Packer come una miscela di Icaro e Faust, l’eroe del “Il falò delle vanità” e di “American Psycho”. Lo mette in ambienti irreali, come se la storia fosse solo nella sua testa, in un mondo di fantasia e di incubo.

Meglio conoscere il romanzo

Il pubblico anela a spazi esterna e a una visione chiara, dopo il grande “Oh!”, ma non gli sarà concesso. Andando avanti l’azione diventerà sempre più astratto e le ammaccature e gli scarabocchi degli attivisti contro l’auto di Packer, come arte sociale, simboleggiano l’aggressione al sistema.

Il problema del film è che dalla metà è difficile capire per chi non conosce il romanzo. Abbiamo sperimentato un Seminario sul crollo di un impero immorale. Cronenberg illustra la teoria, ma pontifica troppo, si riesce a sentire la sua volontà e stilizza il protagonista come allegoria dello spettro del capitale. Come Packer scivola oltre le facciate delle vie dello shopping, così va alla deriva attraverso questa parabola, con il suo dialogo eccessivamente semplicistico.

Così il film non è riuscito in un modo eccitante, bloccando l’immagine di una persona che viaggia in una monade blindata attraverso il mondo senza che sia prevista alcuna sorpresa. O quasi. Verso la fine Packer si spara alla mano. E sanguina e sente dolore. Packer spalanca gli occhi per lo stupore.


1 Commento per questo articolo

  • patrizia

    l’incipit della prima recensione non mi piace affatto ed i tedeschi mi stanno proprio antipatici.Lo stesso Robert ha detto che sembra che in quel di Germania lo odino.

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