The Observer recensisce Cosmopolis/ reviews Cosmopolis
by Fiammy on giu.20, 2012, under Interviste
Traduzione Italiana: @fearlessmore
David Cronenberg si è fatto un nome dirigendo “body horror” film di un genere spesso emetico che sembrava rivolto a un pubblico di drive-in . Ma sotto la voglia di scioccare c’è sempre stata un enorme interesse per le trasformazioni mentali come in quelle fisiche, e i suoi film al giorno d’oggi sembrano più vicini ad opere d’autore che al genere splatter. Seguendo i suoi adattamenti di Naked Lunch di William Burroughs, Crash di JG Ballard e Spider di Patrick McGrath, il suo adattamento elegante ed eloquente di Cosmopolis di Don DeLillo, è la quarta volta che il regista porta un romanzo sullo schermo. E ancora una volta, il film è tanto fedele al testo quanto del tutto Cronemberghiano .
Cosmopolis è stato pubblicato nel 2003, e sebbene sulla prima pagina DeLillo affermi espressamente che l’impostazione è dell’aprile del 2000, è stato letto al tempo come un romanzo post-9/11. Noi ora vediamo la sua descrizione di una Wall Street sul punto di crollare e una New York in uno stato di assedio da parte di anarchici arrabbiati come un’ anticipazione profetica della crisi bancaria del 2008 e del movimento Occupy Wall Street .
Il personaggio centrale, Eric Packer, riporta alla mente due premeditati anti-eroi finanziari, Sherman McCoy di Bonfire of the Vanities e Gordon Gekko di Wall Street. Ma il 28enne Packer è più giovane, infinitamente più ricco, e nel complesso più conoscenza di sé.Interpretato con convinzione spaventosa da Robert Pattinson è un figura alla Gatsby, distaccato, imperscrutabile e condannato.
Il film è un road movie urbano, ambientato principalmente all’interno di una limousine bianca che attraversa Manhattan da est a ovest. E, in una lunga giornata, sta portando Packer in un viaggio dentro un’oscura notte dell’anima. Lo scopo apparente della missione di Packer è quello di andarsi a tagliare i capelli in un qualche vecchio e tradizionale luogo, frequentato presumibilmente nella sua infanzia. Ma il film è una favola in cui valuta la sua vita, e il suo appuntamento finale è con la morte.
Per la maggior parte del tempo lui è nella sua macchina sontuosamente arredata, ricca di schermi di computer che lampeggiano le ultime informazioni finanziarie provenienti da tutto il mondo. Il veicolo è stato “Prousted” (reso simile allo stidio di Proust, ndt) con pareti rivestite di sughero per escludere tutti i rumori dall’esterno, e procede a circa un miglio all’ora per la città soffocata da un ingorgo. Altrove sull’isola c’è il corteo funebre di una star musulmana del rap e un corteo presidenziale, strettamente sorvegliato, che riecheggia l’assassinio in Dealey Plaza a Dallas (l’assassinio J.F.Kennedy nel 1963, ndt). Ovunque si snoda la rivolta dei dimostranti anti-capitalisti, che sfigurano con i loro graffiti l’auto immacolata di Packer . Ma lui rimane dentro, apparentemente indisturbato. Le sue guardie del corpo camminano a piedi accanto alla macchina, e lui riceve visite da una varietà di pittoreschi consulenti e dipendenti. Tra di loro c’è il suo medico, lì per fare il suo esame quotidiano, che giunge alla conclusione sorprendente che Packer ha “la prostata asimmetrica”. Tutti sono impegnati in dialoghi criptici, epigrammatici, spesso divertenti, stilizzati e oscuri in modo pinteresco ( Harold Pinter, teatro dell’assurdo inglese,ndt) riguardo soldi, sesso, potere e questioni come la limousine bianca, dove sono parcheggiate durante la notte. Praticamente tutti i dialoghi sono tratti direttamente dal romanzo.
La moglie di Packer, una poetessa bella che Eric sembra conoscere a malapena, appare più volte. Nessuno degli altri personaggi, tuttavia, appare più di una volta, ma ognuno fa un’impressione singolare, soprattutto Juliette Binoche, Samantha Morton ed Emily Hampshire come suoi consulenti. Di tanto in tanto il Packer impassibile lascia la macchina per visitare una libreria antiquaria, un teatro, un ristorante e un albergo, e gradualmente un senso di terrore cresce con l’avvicinarsi della notte.
La moglie di Packer rappresenta il denaro antico, mentre lui è un miliardario che si è fatto da solo. Come si è fatto da solo, adesso si sta “disfacendo”, apparentemente di sua spontanea volontà, con investimenti avventati sulla valuta cinese yuan (cambiata dallo yen giapponesedel romanzo). Egli appare logorato: languido partecipante nel sesso, osservatore annoiato della vita, un uomo senza scopo che non percepisce alcun significato al di là di quello di fare o spendere soldi in “un sistema che è fuori controllo”. La morte, si deduce, è la sua unica salvezza.
Anche se il film sia girato dal fedele direttore della fotografia di Cronenberg, Peter Suschitzky in un modo duro, tagliente e lucente, la maggior parte del parlato tratta di astrazioni, e significativamente i titoli di apertura e chiusura sono presentati sullo sfondo di dipinti astratto-espressionisti di (o, nel stile di), Jackson Pollock e Mark Rothko. Quando Packer viene consigliato sull’acquisto di un Rothko, lui dice che preferirebbe acquistare l’intera cappella Rothko in Houston, pareti e tutto. “Ogni ricchezza è diventata ricchezza per se stessa. Non c’è nessun altro tipo di enorme ricchezza “, osserva qualcuno. “Il denaro ha perso la sua qualità narrativa, il modo di dipingere che aveva una volta. Il Denaro sta parlando a se stesso.”
Come un sonnambulo di Kafka, Packer viene attirata in uno squallido edificio abbandonato, ingombro di detriti di una società spezzata, dove incontra un ex-dipendente deluso (Paul Giamatti nella sua forma più alta di abbandonato e aggressivo), con la testa avvolta in un asciugamano che gli dà l’aspetto di un ebreo a lutto che recita il Kaddish o dell’incappucciato Grim Reaper (personificazione della morte, ndt).
La risposta di Packer è quella di spararsi alla la mano, producendosi quella che appare come una delle stigmate di Cristo. I due si impegnano in un avvincente faccia a faccia di 20 minuti , in un unico atto.
Questo è cinema avvincente, bello come qualsiasi cosa di Cronenberg, e mi sono ricordato della breve storia del newyorchese John Cheever , The Swimmer (girato nel 1968, interpretato da Burt Lancaster). Un uomo d’affari americano apparentemente ricco decide di ftornare a casa nuotando attraverso le piscine dei suoi vicini. Il suo viaggio da incubo include scontri con il fallimento e umiliazione e finisce con lui che arriva fradicio di pioggia in una casa ormai abbandonata e chiusa . Il film di Cronenberg ha un mordente simile, anche se alla fine – e forse volutamente – non tocca il cuore né suscita molta compassione per il protagonista.
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Cronemberg made his name directing body horror movies of an often emetic kind that seemed aimed at drive-in audiences. But underneath the urge to shock there has always been as great an interest in mental transformations as in physical ones, and his movies nowadays seem closer to the art house than the grind house. Following his versions of William Burroughs’s Naked Lunch, JG Ballard’s Crash and Patrick McGrath’s Spider, his elegant, eloquent adaptation of Don DeLillo’s Cosmopolis is the fourth time he’s brought a work of literary fiction to the screen. And once again, it’s both faithful to the text and a film that’s very much Cronenberg’s own.
The film is an urban road movie, set largely within a white stretch limo driving from east to west across midtown Manhattan. It’s taking Packer on a long day’s journey into a dark night of the soul. The ostensible purpose of Packer’s mission is to get a haircut at some old, traditional place he presumably frequented in his childhood. But the film is a fable in which he appraises his life, and his ultimate appointment is with death. For much of the time he’s in the sumptuously appointed car, packed with computer screens flashing out the latest financial information from around the world. The vehicle has been “Prousted” with cork-lined walls to exclude all outside noise, and it moves at around a mile an hour across the gridlocked city. Elsewhere on the island there’s the funeral cortege of a Muslim rap star and a carefully guarded presidential motorcade with its echoes of the assassination in Dallas’s Dealey Plaza. Everywhere there’s rioting by anti-capitalist demonstrators, who deface Packer’s immaculate car with their graffiti. But he remains inside, seemingly undisturbed. His bodyguards walk beside the car, and he’s visited by a variety of colourful associates and employees. Among them is his doctor, there to make his daily examination, who comes to the startling conclusion that Packer has “an asymmetrical prostate”. They all engage in cryptic, epigrammatic dialogues, often funny, stylised and obscure in a Pinter-esque way, about money, sex, power and such matters as where white limos are parked overnight. Virtually all the dialogue comes directly from the novel.
Packer’s wife, a beautiful poet whom he seems hardly to know, turns up several times. None of the other characters, however, appears more than once, but each makes a singular impression, especially Juliette Binoche, Samantha Morton and Emily Hampshire as his advisers. Occasionally the impassive Packer leaves the car to visit an antiquarian bookshop, a theatre, a diner and a hotel, and steadily a sense of dread builds up as night comes on. Packer’s wife represents old money, while he’s a self-made billionaire. Having made himself he’s now being unmade, seemingly of his own volition, by reckless investments in Chinese yuan (changed from the novel’s Japanese yen). He appears worn out: a languid participant in sex, a bored observer of life, a man without purpose who perceives no meaning beyond making or spending money in “a system that is out of control”. Death alone, we infer, is his only salvation.
Although the film is shot by Cronenberg’s regular cinematographer Peter Suschitzky in a hard, sharp, gleaming way, much of the talk is about abstractions, and significantly the opening and closing credits are presented against a background of abstract-expressionist paintings by (or in the style of) Jackson Pollock and Mark Rothko. When Packer is advised to snap up a Rothko, he says he’d rather buy the whole Rothko chapel in Houston, walls and all. “All wealth has become wealth for its own sake. There’s no other kind of enormous wealth,” someone remarks. “Money has lost its narrative quality the way painting did once upon a time. Money is talking to itself.”
Like a sleepwalker out of Kafka, Packer is drawn to a shabby, neglected apartment cluttered with the debris of a broken society, where he meets an aggrieved ex-employee (Paul Giamatti at his most forlorn and aggressive), his head in a towel that gives him the appearance of a Jewish mourner saying Kaddish or the cowled grim reaper. Packer’s response is to shoot himself through the hand, producing what looks like one of Christ’s stigmata. The two engage in a 20-minute dialogue as gripping as a one-act play. This is riveting cinema, as fine as anything Cronenberg has done, and I was reminded of John Cheever’s New Yorker short story, The Swimmer (filmed in 1968 starring Burt Lancaster). A seemingly prosperous American businessman decides to make his way home by swimming across all his neighbours’ pools. His nightmarish journey involves confrontations with failure and humiliation and ends with him arriving rain-soaked at a deserted boarded-up house. Cronenberg’s film has a similar mordancy, though at the end – and probably deliberately – it doesn’t touch the heart or elicit much compassion for the protagonist.
source The Observer













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giugno 21st, 2012 on 04:47
Il film , alla fine , non tocca il cuore e non suscita compassione ?
Sarà .
Penso dipenda dalla sensibilità propria di ognuno , caro lei .
Io , personalmente , mi sono commossa sulla vicenda di Eric sia leggendo il libro che guardando il film .E sono uscita dalla sala con il cuore , se non proprio spezzato , perlomeno fortemente incrinato ( ! ).
E poi …
… Ridàgli con le allocuzioni pittoresche …………. Cosa significherebbe ” interpretato con ‘spaventosa convinzione ‘ ” ?
Che Pattinson , una volta persuaso da Cronenberg ad essere adattissimo per la parte , si sarebbe ” convinto ” di essere in realtà come Eric Paker ?
Che è stato spaventosamente azzeccato come protagonista ?
Che è stato dannatamente bravo ?
Si , lo so , sono incontentabile ….. il fatto è che – adesso – ho iniziato ad assaporare la dolcezza delle lodi , quelle aperte …. quelle che non sono ” quì si , quì meno ” .
Dunque , anche se si tratta di ottime recensioni , i troppi giri di parole sulla interpretazione di Robert mi infastidiscono un pò .
giugno 21st, 2012 on 10:33
In effetti, cara Griza, le parole spese per Rob sono poche ed enigmatiche.
Comunque sempre meglio di quelle scritte da Mr Hate e Mr Cipolla…no aglio…no forse porro.
giugno 22nd, 2012 on 01:20
mie care è un pò come il sig. gironi che descriveva la performance di robert “la sua fissità espressiva è perfettamente funzionale”. questo per dire che cronenberg è un genio e robert, nonostante sia una schiappa, fa bene la sua parte! non ho parole… non meritano neache che si sprechino parole!