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Intervista a Pattinson e Cronemberg su Kermode (audio, foto)/ Radio Interview to Pattinson & Cronemberg (and pics)

by on giu.16, 2012, under Interviste


Traduzione italiana: Fiammy
L’intervista inizia, dopo una clip audio (Packer che spiega al suo giovane analista finanziario perchè deve andare dal barbiere piuttosto che farsi tagliare i capelli direttamente nella limousine) con la presentazione degli ospiti e con Robert che è “preoccupato di sporcare con il caffè che ha appena bevuto il microfono” (ride) e altre amenità del conduttore tipo “Rob mi ha già sconvolto stamani facendomi notare che il suo microfono è più grande del mio”… Cronemberg di seguito spiega la trama del film, e di seguito gli viene fatta la battuta dal conduttore che raccontata in sintesi, non sembra una grande trama (il milionario che attraversa la città i fermento per andare a tagliarsi i capelli) ma lo è, perchè in realtà sono interessanti gli incontri che fa lungo questo percorso e il luogo dove va a tagliarsi i capelli ha una grossa risonanza nella vita e storia di Eric Packer come appare evidente verso la fine del film. E lui era affascinato dalla complessità della struttura del libro. A Rob viene chiesto di spiegare il suo personaggio, Eric Packer, “perchè gli serve un taglio di capelli”?.
Rob risponde che il bello del promuovere un film alla radio è che puoi mentire, dire scemenze e (dato che in realtà farebbe spoiler del film se rispondesse) in questo caso (ride) non rispondere proprio, e dice che con Cronemberg hanno sempre un pò pensato a quale fosse la risposta più consona a questa domanda. In realtà dice Rob di seguito Eric è un personaggio incredibilmente complesso da spiegare, in superficie non sembra neanche un essere umano, anche quando leggi il libro è così, forse sarebbe meglio se lo spiegasse meglio David perchè io ho detto cavolate come un’idiota per settimane (il conduttore “e ora puoi fare l’idiota anche su una radio locale”- tutti ridono, compreso Rob), “è come un fantasma, dice Rob, come un’astrazione, che vive il mondo intorno a se come fosse un’astrazione, compreso il suo corpo, la sua vita e la sua morte”. Cronemberg allora cita una battuta del personaggio interpretato da Paul Giamatti nel libro che è “io sono diventato un incubo per me stesso” che sintetizza un pò il senso del libro, Rob ride sottolineando che dovrebbe essere Cronemberg a parlare del film per questo motivo, ma Cronemberg di rimando gli dice di “no, perchè questa cosa gli è venuta in mente ora proprio ascoltando le considerazioni di Rob, tu hai reso chiaro l’intero film per me”. Magari, prosegue Cronemberg, è proprio il senso del film e che se Rob non avesse parlato non gli sarebbe venuta in mente” (ndt: amo i Cronenson oramai). Di seguito parlano dell’emozione di lavorare con Cronemberg, il conduttore ricorda il suo primo incontro con Cronemberg e Rob racconta che è un grande fan di Cronemberg, che da piccolo aveva un poster di scanners sul muro della sua stanza. E che quando ha cominciato a recitare mai e poi mai avrebbe pensato di poter lavorare con lui e che la collaborazione con lui è venuta fuori dal nulla, e non era tanto il fatto di lavorare con lui che mi spaventava, “quanto la complessità dello script da recitare, che era molto bello ed aveva un bellissimo cast, il che rende le cose più facili, ma era proprio lo script in sè ad essere difficile, perchè molto verboso, perchè era ambientato per quasi tutto il suo svolgimento dentro la macchina e prima che facessi Cosmopolis ero preoccupato di aver ipersaturato la mia immagine presso il pubblico e volevo fare film d’insieme, (con una piccola parte) e invece ero su un set in cui ogni scena era una scena che colpiva i nervi, ma ne amavo la scrittura, il ritmo e la liricità dello script, uno di quei film che non sai se verrà realizzato.” Parlano poi del ritmo della scrittura e del valore delle pause. Rob fa come esempio una delle prime scene del film che nel dialogo era pieno di frasi che potevano suonare come domande, ma sono scritte senza il punto interrogativo. Lui si chiedeva “come fare ad intonare un “Cosa?” come se fosse una domanda ma senza dargli in sonoro il suono dell’interrogativo, per esempio, dovevo immaginarne il tono di questa”. Cronemberg interviene scherzando “ed era una tua preoccupazione?” Intervistatore “ed è per questo che volevi Robert?” Cronemberg “io non volevo Rob, ma tutti lo volevano, anche il suo agente mi ha promesso un sacco di denaro in privato se lo avessi preso , ed era economico e disponibile” (risate), “no, in realtà quello che dice Rob è vero, inizia con una strutturazione molto logica, il personaggio , per cui devi avere il giusto carisma e presenza scenica per poter dire quelle battute in quel modo, essere presente in ogni scena e non annoiare in più mi serviva una persona che fosse in grado di produrre un buon accento newyorkese e Lily Tomlin ha detto che l’accento di Rob era esattamente quello che si parla tra una determinata strada e il Queens e io mi sono detto, davvero lui è stato così bravo anche da fare un accento così perfetto e lei ha anche detto che era anche molto vicino come accento a quello dello stesso DeLillo, ed io ho pensato: l’ha fatto veramente? è riuscito a cavarsela anche su questo?, e noi non avevamo pensato ad un accento molto specifico, anche con la dialogue coach di Rob, ma a lui è venuto così e in molte recensioni è sottolineato questo buon accento di Rob, ma non è nè scontato nè facile da ottenere come risultato e difficile” Rob racconta poi come gli fosse piaciuto lo script fin dalla prima lettura e come mentre faceva l’ultimo di Twilight, trovasse lo script di Cosmopolis che a quel punto gli veniva offerto, tanto bello quanto difficile e che anche se può sembrare assurdo, e sicuramente Viggo con A Dangerous Method non ci avrà pensato per lo stesso tempo, ma a lui è servita una settimana di riflessione prima di accettare la parte che andava assolutamente accettata, e il problema era semmai come digli di no, perchè non pensava di poterla affrontare lui, e quindi doveva quanto meno telefonargli per dirgli che era un vigliacco ma che aveva paura della parte. David spiega che per lui questo era un buon segnale ma che c’è sempre un momento in cui un attore si sente in difficoltà anche sul set perchè una particolare scena lo mette a nudo (non fisicamente, quanto interiormente), questa per Rob era la prima scena e la prima battuta “Io voglio un taglio di capelli”. Rob ride e dice “che rimane la battuta che ho detto peggio in tutto il film”. Gli viene chiesto se ha portato qualcosa della sua vita post twilight nel’esperienza di Eric Packer e Rob spiega di no, perchè talvolta lui si sente frustrato dalla sua condizione di mancanza di libertà, mentre Eric non si sente così, Eric è nel suo mondo, lui lo è meno, e anche se sa (ride) che non è bello lamentarsi della propria celebrità talvolta è frustrante. Cronemberg aggiunge: Eric ha scelto la limousine, ha scelto quella vita, ha scelto di isolarsi, ha scelto di insonorizzare la limousine, di astrarsi dal mondo esterno, volontariamente. Per un attore che si trova improvvisamente un un ambiente isterico verso di lui, non è esattamente una sua scelta. Era successo a Viggo dopo il Signore degli Anelli e come persona è simile a Rob, è differente l’isteria che c’è verso le celebrità moderne da quello che accade nel film”. Poi si accenna all’attualità del film rispetto ai nostri tempi e Cronemberg spiega che non è voluta, che volevano essere fedeli a DonDelillo e il resto è accaduto coincidentemente, il mondo è andato verso la “profezia di DeLillo”.

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