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RobertPattinsonMoms

Due pareri a confronto su Cosmopolis da Mad Movies/Mad Movies reviews Cosmopolis

by on giu.23, 2012, under Interviste

Traduzione Italiana: @fearlessmore/@manu150176

Mad Movies : recensione  doppia di Cosmopolis – “Total Rectal”
( ndt: riferimento all’assonanza col titolo del film Total Recall)

Pachiderma teorico e verbale per alcuni, evoluzione virtuosa e appassionante per altri, l’ultimo film del regista di “Videodrome” e “The Fly” non può lasciarti indifferente. I nostri due professori emeriti, il professore Delelèe e il professore Duroche, confrontano i loro pareri divergenti in un dibattito pieno di “corpo” e di sensazioni.

Pro:
Il trailer super sincopato di Cosmopolis, aveva creato nei fan del Maestro della “Nouvelle Chair” (“body horror”,ndt) l’aspettativa di un ritorno al cinema
pieno di rumore e violenza. Il risultato finale ha quindi disorientato più di qualcuno, Cronenberg è rimasto fedele piu o meno ai dialoghi del romanzo ( che non è necessariamente peggiorativo) di Don De Lillo.
E’ sufficiente, tuttavia, tornare un po’ indietro, per accorgersi che la sua recente filmografia è il prolungamento totalmente logico della sua opera, disegnando l’evoluzione di un uomo che cerca sempre e ancora di affinare la sua visione del mondo.
Se il “body horror” è ben dietro di lui ormai, le sue tematiche restano le stesse.
Allo stesso modo di come rivisitava, da un punto di vista intellettuale, il triangolo amoroso psicotico di “Dead Ringers” con “A Dangerous Method”, e di come metteva in scena la fusione tra corpo e psiche attraverso uomini i cui tatuaggi
raccontano la storia in “Eastern Promises” , il Canadese ci consegna qui il “Crash” del nuovo millennio o, piuttosto, la sua logica evoluzione.
Il James Ballard interpretato da James Spader (in Crash), ha legami stretti con Eric Packer (un Eccellente Robert Pattinson) ,il magnate miliardario di Cosmopolis, che attraversa New York per andare a tagliarsi i capelli, intanto che il mondo
va verso il caos.
Tutti e due sono degli esseri vuoti perchè hanno raggiunto il limite delle loro ossessioni e dei loro poteri.
Tutti e due sono come dei topi da laboratorio persi in un labirinto, in una esperienza scientifica senza pensatori e dove l’uscita non dipende che dalle loro proprie esplorazioni.
Per il primo, il sesso non “basta” più, la scoperta di un’altra strada, di un’altra esaltazione diventa un bisogno vitale.
Quanto al secondo, il suo potere finanziario e mediatico è tale che il suo stesso significato è diventato assurdo in un mondo dove la sparizione dei punti di riferimento temporali e umani fa sì che piu nessuno sappia a quale ideale ispirarsi
(la sua limousine ultra lussuosa, estensione del suo essere, è il simbolo stesso della sua condizione, come allo stesso tempo il prolungamento logico di Crash).
La ricerca dell’assoluto non può più essere fine a se stessa a causa del suo asettismo e della concettualizzazione tecnologica estrema dei rapporti sociali (vedi la scena al ristorante con sua moglie, o la discussione dal parrucchiere).
Solo il caos puo diventare fonte di novità. Allora, come James Ballard, Eric Packer va a provocarlo, ad abbracciarlo.
Questo gigantesco disfunzionamento universale non si materializzerà dal percorso dei personaggi, ma anche da immagini che come in “Rollerball” di mcTiernan, hanno l’audacia di sposare il soggetto senza provare a farsi piacere, quello che si traduce come un primo quarto d’ora di inquadrature senza sapore, ma che mettono a confronto,poco a poco, i protagonisti alla loro condizione (vedi come Packer è via via più isolato e messo in avanti nelle inquadrature).
In Cosmopolis, la messa in scena. come tutto il resto, dà sensazioni.
Così come l’iper-concettualizzazione dei rapporti umani, di cui abbiamo fatto riferimento piu sopra, si spiega da come Cronenberg ha rispettato in assoluto le interminabili sequenze dei dialoghi dal libro originale.
Sono dei labirinti dove si perdono i personaggi/topi di laboratorio.
Dei vicoli ciechi e delle brusche svolte semantiche che non hanno senso, se non per chi cerca di vedere il soggetto nel suo insieme (la mappa del labirinto).
Non è a caso, quindi ,che il film finisca con una spiegazione di 15 minuti tra Packer e la sua Nemesis, durante la quale Cronenberg dirige un discreto balletto tra i due rivali, la loro posizione sulla scena evolve secondo i loro rapporti di forza.
Da questo confronto tra un privilegiato disconnesso dalla realtà e un uomo “medio” reso folle dal sistema creato da lui per primo,non ci sarà via d’uscita, anche se sembra inevitabile.
Per Cronenberg, non è piu il corpo che deve diventare nuovo, è il mondo, attraverso un apocalisse che inizierà in un appartamento misero.
Dove si fermerà?

Contro:

“La prossima volta, ascolta la tua prostata, non ti farai Inc*lare dai Cinesi” questa è la morale del nuovo Cronenberg e del suo discorso anticapitalista datato il secolo scorso.
Perchè l”American Psycho” di Bret Easton Ellis, l’autore di cui si paragona spesso l’opera con quella di Don De Lillo, è di più di 20 anni fà, quindi 12 anni prima della pubblicazione di Cosmopolis.
E soprattutto, è stato malvagiamente visionario, al punto di mostrare un’illusoria modernità.
In Cosmopolis, la limousine nella quale vegeta il cugino moribondo di Patrick Bateman (“American Psycho”), di cui seguiamo l’agonia esistenziale,non è solamente il suo bunker, ma anche la sua bara, come il film lo è di Cronenberg.
Grazie a “History of Violence” e a “Eastern Promises” abbiamo potuto credere che il regista scappasse dalle sorti poco invidiabili dei suoi colleghi, che come lui, contiamo tra i registi piu importanti degli anni 70/80 ( Argento, Carpenter, De Palma, Lynch)prima di riciclare tristemente i momenti di gloria delle loro rispettive carriere .
Li ha raggiunti con una totale disinvoltura e firmando il suo film piu brutto .
La nostra esistenza è vuota di sensazioni, il mondo corre dietro alla perdita e non va da nessuna parte, ci dicono.
Questo permetterà almeno alla critica, di stabilire un parallelo con il fatto che l’essenziale del film prende posto in una macchina che va verso il destino che si è scelto il protagonista, interpretato da un Robert Pattinson, dallo sguardo spento, cui però riconosciamo il merito di aver comunque gestito il suo ruolo,
vista la nullità di battute che gli hanno messo in bocca.
Incredibilmente verboso, al punto da rievocare il peggio del teatro contemporaneo ( il passo successivo dopo il “televisivo” “A Dangerous Mothod”?), il film non si anima se non dopo l’intervento degli ospiti a ruota libera (Juliette Binoche nei panni di una MILF (mother I like to F**k) accaldata, un Mathieu Amalric in unossigenato tira torte ), fino al culmine interminabile dove Paul Giamatti risorge dal bagno con un asciugamano in testa e gira gli occhi per impressionare il suo interlocutore.
E Cronenberg in tutto questo??
E’ proprio là, visto che non smette di ricordarcelo a forza di citazioni visive e tematiche (Videodrome, la Mosca, Crash,eXistenZ, A history of Violence) ma senza ritrovare mai l’intensità organica che un tempo ha fatto la grandezza del suo stile.
Non c’è niente di peggio che un “regista presuntuoso” a maggior ragione quando è senza ispirazione e ha perso tutto il senso dell’immagine e tutto il desiderio di trasgressione: malgrado i multipli tentativi, mai la tensione sessuale s’incarna sullo schermo,andando fino nel patetico quando una donna che ha finito di fare jogging, tutta sudata, masturba la bottiglia stretta tra le sue cosce,guardando l’eroe che si fa esplorare l’ano dal suo medico, durante una visita rettale, che ci crediate o no, diventa la principale rinascita drammatica della storia.
O piu esattamente dell’assenza di storia, perchè Cosmopolis, non racconta assolutamente nulla e ci perde anche del tempo per farlo.
“Lunga vita alla Nouvelle Chair” diceva Max Renn in Videodrome: qui, è praticamente morta e nulla sembra poterla resuscitare.
Quello che spicca di piu in questo interminabile naufragio artistico, non si trova nella pigrizia del racconto, né nella povertà della messa in scena, ma piuttosto nella volontà urlante di aver fatto un film che non si indirizza a nessuno tranne che ai critici, perchè si presta ad essere analizzato ( troviamo molto piu eccitante l’analisi fatta da Carl Jung su Sabrina Spielrein in A Dangerous Method).
Ritenendosi, piu che mai, un regista autorevole, Cronenberg riesce solo ad alienarsi dal suo pubblico, con un elitarismo intellettualeche assomoglia molto al disprezzo: una forma di irresponsabilità per un regista che abbiamo conosciuto come generoso e appassionato nel diffondere le sue ossessioni, mail cui lavoro non provoca qui che una fredda indifferenza.

source scans Twilighter Fever via Thinking of Rob


3 Commenti per questo articolo

  • becauseofrob

    Nella prima recensione mi piace l’accostamento con Crash, perche’ anche li’ c’e’ una disfunzione (di tutti, pero’, non solo del protagonista), che portera’ all’autodistruzione. E sono d’accordo sul fatto che “la messa in scena e tutto il resto, da’ sensazioni”.
    Per quanto riguarda la seconda recensione, mi sembra troppo severa. E’ chiaro che il film non gli e’ piaciuto, ma perche’ dire che Cronenberg e’ senza ispirazione, o presuntuoso, o che ha perso il senso dell’immagine e il desiderio di trasgressione (si puo’ essere trasgressivi in modi diversi). Lo accusa di non raccontare una storia. Ma non e’ detto che un film debba farlo per forza, qui si descrive uno stato d’animo, un’anomalia, una disfunzione appunto. Avrebbe dovuto cambiare i dialoghi per risultare meno elitario? Se ha scelto di non farlo, forse e’ perche’ a lui piacevano cosi’. Un’artista crea principalmente per se stesso. Sperimenta senza pensare se piacera’ o meno.

  • patrizia

    Ho capito che questo film non ha recensioni mitigate:o lo si ama incondizionatamente,o lo si odia………………..Quello che mi fa piacere constatare e’ che,anche in recensioni negative sul film,la recitazione di Rob viene comunque apprezzata o,quanto meno,non criticata negativamente.

  • Consu

    Sono davvero molto d’accordo con te Because.Hai centrato appieno il mio pensiero sull’idea di Cronenberg rispetto a questo film…!

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